SCRIVI IL TUO RICORDO

Ci piacerebbe raccogliere  le  esperienze, le immagini, i ricordi di quanti hanno conosciuto e amato il maestro Tota. E’ possibile lasciare la propria testimonianza scrivendo nell’apposito spazio (in basso cliccando su “commenti”) o inviando una mail a : info@maestrotota.com

21 Responses to “SCRIVI IL TUO RICORDO”

  1. Costantino scrive:

    E’ stato un maestro di vita per diverse generazioni , ci ha insegnato ad essere fieri della nostra città valorizzandone i pregi e denunciandone le manchevolezze
    13/02/08

  2. Umberto scrive:

    era un grande!

    me lo ricordo da piccolo su tele radio san severo a presentare quiz e a distribuire premi in pacchi di pasta….. mi divertivo tanto a vederlo…
    credo che un giorno di lutto cittadino sia più che meritato per un uomo che ha dato tanto alla citta di san severo! [quote]
    13/02/08

  3. Paolo scrive:

    Una grande persona

    Davvero una grandissima persona, sempre con San Severo nel cuore. Indimenticabili le sue trasmissioni su Tele Radio San Severo e le sue “fatiche” per preparare il coro per l’Incontro del Venerdì Santo. Ci mancherà tanto..
    13/02/08

  4. vala scrive:

    un animatore speciale

    io lo ricordo in versione “estiva”, a San Menaio nell’omonimo Lido, come animatore instancabile di circa una trentina di ragazzini delle più svariate età..riusciva a coinvolgere i piccoli, come anche i grandi, in un mitico Ruba Bandiera o altri giochi da spiaggia! e chi non può non dimenticarlo col suo fido amico “megafono” chiamare a raccolta tutti gli aspiranti giocatori!!!il Lido San Menaio, quando c’era, lui si trasformava in un crogiolo di bambini, ragazzini, mamme in festa. Riusciva inoltre, ad attirare l’attenzione di altri curiosi che si chiedevano cosa cosa cavolo stesse succedendo lì!!!
    grazie maestro Tota per tutto
    una bambina un po’ cresciuta…
    13/02/08

  5. Antonello scrive:

    Arrivederci Maestro

    “…il maestro è nell’anima e dentro l’anima per sempre resterà…” (da IL MAESTRO, Paolo Conte, 1990)
    13/02/08

  6. Fedele scrive:

    Fotografo e critico

    Me lo ricordo sempre con la fotocamera a tracollo, in giro per strade e stradine della nostra città alla continua ricerca di cose belle da valorizzare e di cose brutte da denunciare.
    Anche stando in pensione è stato un grande “Maestro di vita”.
    13/02/08

  7. Daniele scrive:

    Ciao Mimì
    Le mie più sentite condoglianze alla Fam. Tota. Come si fa a raccontare tutto quello che ha fatto x S.Severo,l’indimenticabile e instancabile Maestro Tota?
    Ho avuto la fortuna di averlo come insegnante alle elementari, e di ritrovarlo in famiglia…. Resterai sempre nel mio cuore grande Mimì… il vuoto che lasci a questa città,credo,senza il timore di scrivere la solita frase,non sarà mai colmato.
    Ciao Mimì…. proteggici da lassù.
    13/02/08

  8. WaPoNe scrive:

    Ciao

    Ciao Maestro
    14/02/08

  9. Antonella&Papà scrive:

    addio maestro

    Al maestro Tota, esempio di vita, memoria storica da custodire, prova di coraggio nel denunciare le ingiustizie della nostra città: GRAZIE ad un uomo-cittadino che tutti dovremmo imitare.
    Lui e suo fratello, Don Luigi Tota, hanno dato molto.

    Ciao, maestro!
    14/02/08

  10. LaSorellaDiPaolo scrive:

    : A questo fiero tronco…

    Era un mito non solo nella scuola elementare dove insegnava.
    Mimì per amici e colleghi, è sempre stato il maestro Tota per tutti noi bambini della S.Domenico Savio, noi di diverse generazioni tirate su a suon di cori e di mirabolanti esperimenti didattici.
    Il suo pezzo forte era appunto la preparazione del coro per la cerimonia del Venerdì Santo e da quest’anno ci mancherà un bel po’. Anzi, direi del tutto.
    ”A questo fiero tronco, al mio dolente figlio…” cantavamo sul palchetto in piazza Castello e, appena si intonava la canzone, il cielo immancabilmente sembrava piovere tutto il dolore della Madonna raffigurata dalla bellissima statua vestita di nero, quella col cuore trafitto da una spada d’argento e il viso da bambina a straziarsi piegato su una spalla.
    Il maestro Tota ci dava il LA iniziale, con tutta l’ansia di un direttore d’orchestra che vorrebbe fare di cento voci una sola, nello stesso attimo.
    Nel momento in cui lui abbassava il braccio con la mano rivolta verso la strada, intonavamo la lunga “Aaaa” iniziale. Al secondo cenno (la mano andava a spazzare l’aria a lato) arrancavamo faticosamente il seguito, “questo fieeero trooncooo”.
    Intanto giù acqua!
    Di Venerdì Santo non poteva esserci il sole, è sempre stato così di default e ho sempre pensato che il maestro Tota avesse stretto un patto speciale con qualcuno lassù, più che con Bernacca.
    Non ricordo se sono mai riuscita a cantarla tutta, perché di solito, arrivati a metà, veniva giù tanta di quell’acqua che le mamme venivano a raccogliere frettolosamente le nostre manine per portarci subito al riparo. Di quella frettolosa conclusione a metá, ricordo che mi dispiaceva per l’impegno che ci aveva Mimì nel farci provare e riprovare quella mestissima canzone, rubandoci per mezzore alle nostre classi (il chè non dispiaceva proprio del tutto) e per la faccia morti****ta del maestro Tota, che non poteva far altro che spalancare le braccia e arrendersi alla santità grigia e piovosa di quel Venerdì maiuscolo.

    Come dimenticare poi, il maestro Tota in versione quizzettara ?
    Mio fratello, quando lo vedeva su TeleSanSevero, non faceva distinzioni con i vari Pippo Baudo e i Buongiorno del primo canale e continuava a pensare si trattasse di un personaggio fuori dalla realtà. Un bel giorno, all’età di cinque anni glielo presentarono e lui divenne muto per l’emozione… Ma questa è un’altra storia.
    Dunque, i quiz del maestro li aspettavamo per tutta la settimana. Lui appariva sullo schermo, salutava e, tra una parola e l’altra mostrava una piccola sezione di una fotografia. Di solito si trattava di minimi particolari di statue, cornicioni fregiati e rosoni, convinto del fatto che “nessuno alza mai la testa quando cammina, nemmeno nella propria cittá”.
    Purtroppo per lui le indovinavamo tutte in modo correttamente scorretto, nel senso che mio papà la testa la alzava eccome e conosceva a memoria tutti gli angolini più sperduti delle nostre pietre cittadine. Così lui finiva per riconoscerci ormai al primo trillo di telefono (“ancora voiii!” tuonava)..e dire che per non annoiarlo con la stessa voce, si rispondeva a turno in famiglia! Povero Mimì, gliene abbiamo indovinate una dopo l’altra, collezionando pennarelli, quaderni, penne e tutto quanto c’era in palio nel suo quiz del sabato sera (mi sembra proprio che la trasmissione fosse di sabato…), anche quando esordiva con un “questa foto, eh eh eh, non la indovinerete mai! Questa volta è difficile…”.
    Oh, gli andava sempre male…

    I monumenti si sgretolano nel tempo e con il giusto trascorrere delle ore ci abituiamo all’idea che niente è per sempre, soprattutto le pietre. Ma quando ci viene strappato via così, da un momento all’altro, il mito umanissimo di un sorriso alla vita, quel “per sempre” si abbraccia alla nostra memoria in modo dolce e malinconico e raramente ci lascia indifferenti.
    Buona strada, maestro Tota.
    14/02/08

  11. ROB scrive:

    UN MAESTRO DI VITA

    La nostra Città ha perso un grande uomo. Lo ricorderemo sempre per i suo carattere gioviale e schietto. Sempre primo nelle iniziative culturali e sociali ha rappresentato il volto PULITO ed ONESTO della nostra San Severo.
    Sono certo che MARIA SS lo ha accolto amorevolmente tra le sue braccia e lo ha accompagnato per mano al cospetto dell’Altissimo.
    Dormi il sonno dei giusti.
    15/02/08

  12. Mirella scrive:

    la forza

    Avevo solo diciassette anni quando l’ho conosciuto e non avrei mai immaginato di diventare per lui e sua moglie “la sesta figlia”, come erano soliti chiamarmi (come se 5 non fossero già abbastanza!). Eppure è stato davvero così…ho avuto l’onore di averli come suoceri, ma sarebbe più corretto dire come genitori di mio marito e miei. Da allora sono passati 25 anni, sono cresciuta anche con il loro affetto e con il loro sincero saperti apprezzare per tutto quello che fai.
    Mio suocero ha saputo dimostrare di essere speciale anche quando il Signore l’ha posto di fronte alla dura prova di perdere improvvisamente il cardine della sua famiglia.
    La sua forza….è questo che mi rimarrà indelebile nella mente e nel cuore e che cercherò di trasmettere alle mie figlie…
    Giorni fa leggevo una frase di Padre Pio: “il soffrire è di tutti, il saper soffrire è di pochi”. Lui ha saputo soffrire dinanzi alle prove della vita in silenzio, in punta di piedi, quasi come se il suo dolore potesse “offendere” chi stava peggio. Ha dimostrato la sua forza fino alla fine, non si è arreso mai. Non ha mai chinato la testa innanzi a ciò che doveva essere affrontato, anche quando era consapevole della battaglia ad armi impari che si stava accingendo a compiere. Un uomo che ha avuto il coraggio di guardare in faccia il suo nemico e la forza di tranquillizzare i suoi cari per ciò che lui avrebbe affrontato. Tutto ciò può far capire a tanti come una persona così poteva mai temere i biechi interessi e la vuota prosopopea di chi voleva ostacolarlo nelle sue denunce volte a dare un sano contributo ad una città che gli ha dimostrato tutto il suo affetto.
    Ora che non c’è più sono sicura, però, che non è finito tutto….non muore tutto con lui….in tanti avete detto che è stato maestro di vita….fate sì allora che abbia seminato in un terreno fertile.
    25/02/2008

  13. Nico Basile scrive:

    Sono tra coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere da vicino, molto da vicino, il Maestro Tota. Dire che è stato un UOMO speciale, unico e per certi aspetti coinvolgente è una ovvietà. In tutto ciò che faceva metteva il meglio di sé, ed il meglio di sé rappresentava la migliore esposizione delle sue caratteristiche. Non lasciava nulla al caso, tutto doveva essere fatto e costruito secondo il suo punto di vista, quindi con massima precisione e puntiglio. Osava anche chiedere consigli, pareri, opinioni, che prendeva in debita considerazione, ma la decisione era sempre quella nata dalla sua fervente intelligenza ed acutezza, quella che lo portava ad essere UNICO. Arte, storia, tradizioni, lingua, aspetti sociali, religione, in una parola: Cultura. In questo il MAESTRO (come era affettuosamente chiamato da tutti i suoi concittadini sanseveresi) era il principe per antonomasia. Essere stato coinvolto, alcune volte, in richieste di giudizi ed opinioni nella stesura di alcuni articoli stampa ovvero in alcune “indagini giornalistiche”, perché in questo riteneva di essere maggiormente portato, mi ha reso molte volte orgoglioso. Infatti essere posti al centro di una sua iniziativa giornalistica, quale semplice interlocutore, mi faceva sentire parte integrante di un progetto che avrebbe portato a scalfire, se non a demolire, i cosiddetti “fortini del potere”, di qualsiasi organismo abbiano fatto parte (la Curia, il Comune, la Scuola e tanti altri Enti ed associazioni responsabili della vita di tutti i cittadini). I cittadini…erano l’essenza delle sue lotte, della sua strenua battaglia per la valorizzazione dei più elementari diritti. I suoi articoli erano la sua arma più devastante. Colpiva con caparbietà, con precisione e risolutezza tutti i poteri cittadini, senza esclusione di colpi: sindaci, vescovi, presidi, preti, autorità di ogni tipo e categoria. La sua missione era unica: ottenere il meglio ed il giusto per la sua gente, la sua città e la sua coscienza. Consapevole, a volte, dei rischi che correva diceva sempre “Sono un umile vecchio che usa la penna, non ho nulla da perdere. Ma mai mi tirerò indietro davanti alla verità, la mia dignità non me lo consente”. Dicevo, che ho avuto il privilegio di conoscerlo da vicino, oltre a quello che era la sua passione principale, scrivere e studiare, amava cantare, organizzare eventi, giochi e quant’altro lo portasse a coinvolgere il più alto numero di persone. Amava i bambini in maniera sconsiderata e penso che non avrebbe potuto fare altre professioni se non quella del MAESTRO ELEMENTARE, la sua mission. Stargli vicino a volte mi faceva sentire importante. Amavo il suo modo di raccontare gli eventi che lo avevano visto protagonista e quelli che aveva appreso da altri. Li raccontava con passione e dovizia di particolari. Anche nelle cose più semplici ci metteva passione e dedizione. La sua stanza, che ho avuto ed ho l’onore di utilizzare, era la sua roccaforte, conservava tutto in un disordine organizzato, chiedeva sempre aiuto ai suoi figli quando non riusciva a trovare qualcosa. La sua biblioteca contiene libri, testi ed opere che consultava continuamente. La sua passione per la fotografia l’ha reso celebre a tutti i sanseveresi, che lo hanno amato anche per questo. Migliaia di immagini scattate in tutta la città, in ogni luogo ove si recava. Il tutto dettagliatamente archiviato, catalogato e conservato. Emblematica la sua immagine con l’apparecchio fotografico al collo. Che dire del suo amore per la famiglia: era sempre attento a tutto ciò che accadeva al suo interno, sempre prodigo di amorevoli consigli e di gesti generosi. UOMO di profonda Fede, era sempre attento ad insegnare con l’esempio. Incitava tutti a frequentare con assiduità la casa del Signore. Lo faceva affinché ognuno di noi potesse dare un senso alla quotidianità, alla normalità della vita. Amare Gesù con tutto il cuore, donandosi in ogni momento della propria esistenza. Lui l’ha fatto con trasporto, semplicità e naturalezza, gioendo di ogni attimo vissuto nella Sua beatitudine. L’ho visto amare nello stesso modo sua moglie, che ha perso troppo presto, ma che ha portato nel suo enorme cuore fino alla fine dei suoi giorni terreni. Si dice che accanto ad un uomo carismatico c’è una donna forte, mai come in questo caso il paragone è particolarmente azzeccato. Concludo perché mi sto dilungando troppo, ma avrei ancora tanto da raccontare, da svelare, da riportare, perché ho vissuto IL MAESTRO con profonda partecipazione ed ammirazione. Ora ho una responsabilità enorme, che dopo la sua dipartita mi attanaglia spesso, sento il carico della sua missione: insegnare l’esperienza VITA ai bambini e per me i bambini sono i suoi nipotini. Si, ho sposato sua figlia Antonella e questo mi rende particolarmente orgoglioso, vivere insieme alla persona che amo e che è il frutto dell’amore di due persone speciali, è per me qualcosa di indescrivibile che mi inorgoglisce e nello stesso tempo mi incita ad affrontare la vita con dignità e rispetto per il mio prossimo, sperando di essere, alla fine, degno di loro.

  14. Franco Gilardetti scrive:

    Il 12 Febbraio sei partito

    Per un viaggio che non ha ritorno

    Dove tutti dovremo andare, un giorno,

    nell’oblio misterioso ed infinito.

    Ma il tuo ricordo resterà scolpito

    in chi, quaggiù, con te fece soggiorno:

    i meriti dei quali andavi adorno

    ti rendevano, e molti, il più gradito.

    Sei stato disponibile e cordiale,

    intelligente senza presunzione,

    al tempo stesso semplice e speciale,

    bravo maestro, giornalista vero

    e ti ricorda, colma d’emozione,

    con la Gazzetta tutta San Severo

  15. Anna Mancini scrive:

    Addio Mimino,

    oggi mi piace chiamarti così, anche se mia madre quando sentiva qualcuno che ti chiamava Mimino ci ammoniva:”Voi lo dovete chiamare MAESTRO!”.

    In effetti sei stato un maestro di vita per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di incontrarti. Sei stato un marito, un padre, un nonno, un amico meraviglioso.

    Io personalmente, associo il tuo nome ai giorni della mia vita trascorsi in allegria. Mimino per me è sinonimo di “Festa di quartiere, Carnevale”.

    Nel Quartiere Immacolata vecchi, giovani e bambini ti ammiravano per la capacità di organizzare, insieme ad altri, questo tipo di feste, che tutti aspettavamo con ansia. Erano momenti di divertimento che ci facevano sentire parte di una grande famiglia.

    Ad un certo punto, però, tutto questo è finito, hai cambiato domicilio, non ci vedevamo più di frequente, ma questo affetto era troppo profondo, è rimasto dentro, in un angolino profondo del nostro cuore, pronto ad essere rivissuto alla prima occasione.

    Dodici anni fa, come docente, dovevo essere inserita in uno dei moduli del 1° Circolo, non ho avuto esitazioni quando mi hanno proposto di entrare nel modulo di Maria Pia Tota, figlia del grande MAESTRO. Con lei abbiamo instaurato un rapporto di amicizia fraterna. Di conseguenzaio ho ricominciato a frequentare te, il maestro Tota, e sei diventato una presenza costante nei viaggi di istruzione, nelle recite scolastiche, nelle lezioni di storia locale. Ci piaceva tenerti vicino in questi momenti perchè avevi per noi sempre parole di incoraggiamento, di apprezzamento.

    Ogni volta che vedevi una nostra recita sentivamo la stessa frase: “V sit cuucchiet cu cccpptill” Ci guardavamo come per dire;”Questa l’abbiamo già sentita”, ma eravamo felici che a ripeterla fossi tu.

    Quando ho sentito che avevi problemi di salute, che dovevi operarti, ho voluto prima del tempo, dirti che, insieme ad alcune colleghe, avevamo stilato un progetto sulla storia locale e volevamo che venissi a fare lezione ai nostri alunni, come esperto esterno. Ho visto il tuo volto felice per la proposta, ma mi hai risposto che non sapevi se potevi, perchè stavi scrivendo un libro e volevi finirlo.

    Il giorno prima dell’operazione, ti ho telefonato e ti ho ribadito l’invito dicendoti che ero sicura che avresti superato l’operazione. Mi hai detto che eri tranquillo perchè avevi parlato con Padre Pio e gli avevi chiesto di darti qualche giorno di tempo per terminare il tuo libro.

    Maria Pia mi ha confermato che io t’ho reso felice per quello che ti ho detto. Ora, io so, che tu, Mimino, mi senti e voglio dirti che, sicuramente ci sarà qualcun’altro a prendere il tuo posto, ma, che nessuno potrà sostituirti, perchè sei stato un MAESTRO ECCEZIONALE, di quelli che si incontrano poco nella vita.

    Grazie, grazie, grazie Mimino!

    Dimenticavo una cosa, oggi 14 marzo è una data importante, i tuoi familiari avevano intenzione di fare festa grande per festeggiare il tuo compleanno, purtroppo non è stato possibile, ma non devono rattristarsi ma rallegrarsi, perchè oggi con te c’è una schiera di angeli che in coro canta: Tanti auguri a te…

    A te giungano gli auguri di tutti noi presenti.

  16. Rossella Russi scrive:

    Era un mito nella scuola elementare per noi bambini della “S. Domenico Savio”, cuccioli in grembiule azzurro di generazioni tirate su a suon di cori e mirabolanti esperimenti didattici. Il suo pezzo forte era la preparazione del coro per il Venerdì Santo, cosa che ci mancherà tanto. “A questo fiero tronco, al mio dolente figlio…” cantavamo sul palchetto in Piazza Castello. Il maestro TOTA ci dava il LA, con tutta l’ansia di un direttore di orchestra che vorrebbe fare di cento voci una sola nello stesso attimo. Non ricordo se sono mai riuscita a cantarla tutta perchè di solito, arrivati a metà, veniva giù tanta acqua e le mamme venivano frettolosamente a prenderci per portarci al riparo. Di quella frettolosa conclusione, ricordo che mi dispiaceva per l’impegno che ci aveva messo MIMI’ nel farci provare e riprovare quella mestissima canzone, rubando varie ore alle nostre classi. Come dimenticare, poi, il maestro TOTA in versione quizzettara? Mio fratello, quando lo vedeva su “Tele Radio San Severo” non faceva distinzioni con i vari BAUDO o BONGIORNO e continuava a pensare si trattasse di un personaggio fuori dalla realtà. All’età di cinque anni glielo presentarono e lui divenne muto per l’emozione…I quiz del maestro li aspettavamo per tutta la settimana. Lui appariva sullo schermo, salutava e, tra una parola e l’altra, mostrava una piccola sezione di una fotografia. Di solito si trattava di particolari di statue, cornicioni, rosoni, convinto del fatto che “nessuno alza mai la testa quando cammina, nemmeno nella propria città“. Purtroppo per lui le indovinavamo tutte in modo…correttamente scorretto, nel senso che mio papà la testa la alzava eccome e conosceva a memoria tutti gli angolini sperduti delle nostre pietre cittadine. Così lui finiva per riconoscerci al primo trillo di telefono (”ancora voiii!”…tuonava). Povero MIMI’, gliene indovinavamo tante, collezionando pennarelli, quaderni, addirittura una pianola e tutto quanto c’era in palio nel suo quiz del sabato pomeriggio-sera, anche quando esordiva con un “questa foto…eh eh eh…. non la indovinerete mai! Questa volta è difficile…” I monumenti si sgretolano nel tempo e noi ci abituiamo all’idea che niente è per sempre…Ma quando ci viene strappato via così, da un momento all’altro, il mito umanissimo di un sorriso alla vita, quel “per sempre” si abbarbica alla nostra memoria in odo dolce e malinconico. Buona strada, MAESTRO TOTA!

  17. Carmine Valerio scrive:

    Maestro di vita ha chiuso la sua esistenza terrena. Entra in cielo a colmare le meraviglie di Dio. La sua vita è stata un canto, un dono per tutti. Noi tutti lo affidiamo alla misericordia divina e alla memoria di quanti hanno conosciuto la sua bontà e il suo sorriso

  18. Teriana Fratello scrive:

    10/06/2008
    Dedico questa lettera al Maestro per ricordargli tutto ciò che ha dato alla mia vita, dalla scuola elementare ad oggi.
    Durante gli anni in cui frequentavo la scuola elementare, il Maestro mi ha dato la possibilità di esprimere le mie idee, la creatività e l’ingenuità (espressioni di quell’età) attraverso la scrittura dei vari temi che ci assegnava, attraverso i suoi valori; mi ha insegnato a lottare con i denti stretti per raggiungere un obiettivo o un sogno, spronandomi a recitare, a cantare (tutti i venerdì santo e al coro di santa Cecilia), a suonare il violino, a partecipare ad alcune sue trasmissioni di Tele-radio san Severo; mi ha trasmesso il coraggio, la forza di esprimere il mio pensiero con decisione e determinazione, sempre rispettando “l’altro”.
    Il Maestro in tutti i momenti in cui mi lamentavo o ero un po’ giù, perché magari qualcosa non andava, mi trasferiva una “carica positiva” e la forza di andare avanti.
    Durante il mio percorso umano e professionale ho preso come modello, il Maestro, che ho sempre definito “mio MAESTRO DI VITA”, per la completezza “umana” che mi ha saputo trasmettere. Il Maestro ha seguito tutta la mia vita professionale e umana, poiché si è sempre interessato dei suoi allievi, dalla scuola elementare al liceo, dall’Università alle mie varie esperienze professionali all’estero fino alla mia attuale professione.
    Appena ho saputo della scomparsa del caro Maestro mi si è sgretolato un pezzo di cuore, che ora è costretto solo a custodire i ricordi che il Maestro ha sigillato in me. GRAZIE MAESTRO!
    Di tutto ciò che ho scritto in questa lettera, il Maestro era a conoscenza, perché tutte le volte che lo incontravo lo ringraziavo per il suo insegnamento. Da oggi in poi continuerò con più convinzione a far circolare i suoi valori umani e la grinta che aveva per migliorare la vita storica, culturale e sociale di San Severo e del mondo.

  19. Enrica Zonno scrive:

    12 febbraio 2008

    …..ho pensato al maestro, molto caro anche a me, perché ha voluto farmi sentire il suo calore in alcuni momenti della mia vita che mai dimenticherò. In questi giorni, tantissime volte mi è tornata alla mente l’immagine di una sera di circa dieci anni fa, quando rispondendo al telefono, sono stata travolta dalla sua voce che, come una valanga, declamava con passione, entusiasmo e grande commozione i versi di alcune poesie scritte da mio padre. ………………….Poi l’ho conosciuto, è venuto a casa mia a conoscere mio padre, purtroppo allora già molto malato e la mia mamma. Da allora diverse sono state le occasioni d’incontro: a casa, a Rodi, a scuola, nelle gite scolastiche a Roma, a Taranto e nelle visite guidate nella Città, con i nostri alunni che pendevano dalle sue labbra e che amavano come fosse il loro nonno fermandolo e abbracciandolo ovunque. Ma, ancora una volta, lui ha voluto stupirmi ed imprimersi in modo indelebile nei miei ricordi! Il giorno del funerale di mio padre (e cinque anni dopo a quello di mia madre) prendere il microfono e leggere le più belle e a noi più care poesie di quel libro, regalo questo che né io, né mio fratello dimenticheremo mai: era saltato nella macchina di Valerio per stupirci e regalarci il suo calore.
    Oggi a lui voglio dedicare questa poesia per dirgli che lo ricorderò sempre.

    MI SON PERDUTO
    Mi son perduto
    In questa mattina
    Di fine inverno,
    che ha timidi preludi
    di esile verde,
    di sole che sfuma in vapori
    appena appena biondi
    e di esitanti trasparenze azzurre.

    Mi son perduto….
    Mi son perduto
    Come una cosa,
    una di quelle cose
    che noi vediamo con gli occhi,
    ma vanno verso il mondo
    nell’aria e nel sole
    e mai non ebbero memoria
    di morte.

    Mi son perduto….
    Mi son perduto
    Ignaro di essere felice
    O di essere infelice;
    non ho brama di sogni, non angoscia
    di rimpianti.

  20. Padre ARMANDO TE NUZZO scrive:

    Ricordo il MAESTRO TOTA fin da quando ero chierichetto a CROCE SANTA; ricordo che era appena tornato in famiglia dal seminario di Benevento per motivi di salute. Lo incontrai ancora, dopo tanti anni, nel sanatorio di Sondalo, dove ero andato, gia’ studente di teologia, a visitare la Comunita’ Camilliana che vi svolgeva il ministero presso i malati. Dopo di che’ non abbiamo avuto altre occasioni di incontrarci perche’ subito dopo la mia Ordinazione, sono partito per la Thailandia. Passarono sette anni prima di ritornare a San Severo, per la prima volta, per alcuni giorni di vacanze in famiglia. Il MAESTRO era li! Ed immediatamente si e’ preso cura di me accompagnandomi per le scuole a far conoscere la mia attività e la mia missione in Thailandia. Dopo di che ogni volta che tornavo a San Severo subito si interessava del mio programma durante tutta la permanenza in famiglia e Lui stesso mi ha sempre accompagnato anche perche’ non potevo piu’ ricordare alcunche’ di San Severo avendo lasciato la mia famiglia fin da ottobre 1951. L’amicizia di cui mi ha onorato non era un semplice normale sentimento, ma scorgava da un vero e profondo spirito missionario. Una volta, camminando nel centro citta’, mi confidava che sentiva un forte desiderio di presentare una formale richiesta alle Autorita Religiose, di poter accedere alla Ordinazione sacerdotale; questo accadde dopo la morte di sua moglie. La mia risposta e’ stata molto breve e semplice; indicandogli che la sua missione, senza alcun dubbio, in questo momento della sua vita, era propria quella di un missionario laico, capace di poter entrare ed agire facilmente in tutti gli strati della societa’ sanseverese. E credo proprio che questa indicazione gli sia rimasta nel cuore fino all’ultimo respiro. Grazie Maestro, per la tua Amicizia; ho ancora con me la tua foto e con essa i ricordi che mi racconta ogni volta che la guardo per una preghiera.

  21. ninino scrive:

    PER TUTTE LE VOLTE CHE TI HO FATTO ARRABBIARE
    PER TUTTE LE VOLTE CHE NON TI HO VOLUTO ASCOLTARE
    PER TUTTE LE VOLTE CHE MI HAI FATTO PREGARE
    PER TUTTE LE COSE CHE CI HAI FATTO IMPARARE
    PER QUESTO ED ALTRO TI VOGLIO RINGRAZIARE
    GRAZIE MAESTRO

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